Comunico EAS

 
home Piattaforma EaS Obiettivi del Millennio Materiali EaS Documenti Eventi Vetrina Mailing List
Home >
 
Segnaliamo

DOCUMENTO DELLE 16 ONG ADERENTI AL PROGETTO “OBIETTIVI DEL MILLENNIO E COOPERAZIONE DECENTRATA”

Premessa

Perché, cosa e come di questo documento

Meriti degli OBM

Limiti degli OBM

Posizione della Piattaforma EaS

Premessa
Posi(A)zioni
Ruolo politico
Educare/comunicare gli OBM

 



Premessa

Perché, cosa e come di questo documento

Il documento che avete in mano è il frutto della riflessione e del confronto svolto dagli operatori EAS di 16 ONG durante il seminario di Bagno di Romagna del 5-6 dicembre 2006, nell’ambito del progetto cofinanziato dal MAE “Obiettivi del Millennio e cooperazione decentrata”, con capofila il Cestas di Bologna.

Tale progetto prevede, tra le tante attività, l’organizzazione di 12 seminari formativi sugli Obiettivi del Millennio (OBM), da svolgersi in tutta Italia, organizzati delle ONG aderenti al progetto stesso.

Lavorando già da diversi anni sulle tematiche degli OBM e avendo posizioni diversificate sugli stessi, abbiamo ritenuto utile e fruttuoso esplicitare tali posizioni al fine di condividere un documento comune capace di orientare non solo i futuri seminari ma anche il nostro lavoro quotidiano nell’educazione allo sviluppo.

Con l’aiuto di alcuni esperti presenti al seminario (Alessio Surian, Marco Zupi, Alesando Boscaro), di contributi scritti di diversi docenti e delle conclusioni dei tre gruppi di lavoro , abbiamo elaborato e riassunto le nostre riflessioni in questo documento che ha un’unica pretesa: rappresentare una base comune di riferimento per le nostre azioni di sensibilizzazione, educazione, campaining e policy.



Meriti degli OBM

Il 20 Settembre 2000, 189 Capi di Stato e di Governo si sono riuniti a New York per il VERTICE DEL MILLENNIO indetto dalle Nazioni Unite. Tutti i presenti - all’unanimità - hanno sottoscritto la Dichiarazione del Millennio, nella quale si sono posti 8 Obiettivi di Sviluppo da realizzare entro il 2015:
1. Dimezzare povertà e fame
2. Istruzione elementare per tutti
3. Parità tra uomo e donna
4. Ridurre la mortalità infantile
5. Migliorare la salute materna
6. Combattere le malattie
7. Assicurare la sostenibilità ambientale
8. Collaborare per lo sviluppo

Per ben sei volte 189 leader mondiali affermarono “we spare no efforts” (“non risparmieremo alcuno sforzo”), per eliminare la povertà.
Ecco quindi che l’individuazione degli Obiettivi, che dal punto di vista del contenuto non costituisce una novità assoluta, rappresenta tuttavia un evento di portata storica, soprattutto per l’alto grado di consenso politico che ne sta alla base. Riuscire ad accordare tutti i leader mondiali, le agenzie multilaterali di cooperazione e le principali Istituzioni Finanziarie mondiali attorno ad una lista specifica di principi ed obiettivi è un risultato ragguardevole, ottenuto non senza sforzo e a prezzo di molto lavoro.
Il risultato mostra indubbiamente alcuni aspetti molto positivi, tanto dal punto di vista teorico che da quello operativo.
Gli OBM:
• possono rappresentare una sorta di road map, che chiarisce le priorità, aiutando a ordinare e a evidenziare i settori centrali di intervento per una politica di lotta alla povertà e di promozione dello sviluppo umano sostenibile, sottolineando l’importanza della quantità e della qualità degli impegni;
• propongono una visione d’insieme del tema della povertà nel mondo, superando l’approccio puramente economico e rappresentando comunque un’elaborazione del concetto di sviluppo umano;
• riconoscono esplicitamente l’esistenza di una responsabilità condivisa riguardo allo sviluppo (spirito di partenariato che supera la logica della “carità” verso i paesi più poveri);
• riconoscono la necessità di affrontare quelle cause strutturali di impoverimento (debito, accesso ai mercati, governance) che per il loro peso rappresentano un elemento essenziale di ogni strategia di riduzione della povertà;
• indicano traguardi precisi, misurabili e limitati nel tempo, che permettono alla società civile organizzata di valutare i progressi concreti raggiunti di volta in volta e, eventualmente, di segnalare e denunciare i ritardi e gli obiettivi mancati (azione di advocacy e policy);
• essendo pragmatici e concreti, sono raggiungibili a patto che i governi mantengano le promesse prese in sede internazionale.

Infine va sottolineato come gli OBM di fatto abbiano creato uno spazio politico per discutere globalmente di povertà in un momento in cui altri temi, come la sicurezza, si impongono all’ ordine del giorno nel contesto internazionale: gli obiettivi sono divenuti il biglietto d’ingresso nei dibattiti mondiali.
 


Limiti degli OBM


Prima di tracciare le principali lacune legate alla formulazione degli OBM è necessario evidenziare cosa noi intendiamo per povertà.
Siamo convinti che la povertà non sia un incidente della storia; non sia un fenomeno naturale (come le stagioni, il sole, la pioggia) né un fatto congiunturale e/o occasionale la cui responsabilità ricade sui poveri: quanto piuttosto la conseguenza di azioni e politiche esercitate sia dai Paesi del Sud sia dai Paesi del Nord del mondo. Solamente cambiando le regole dell’attuale sistema economico internazionale la povertà potrà essere eliminata.

Come la schiavitù, la povertà è stata creata dall’uomo e può essere sradicata, perché abbiamo le risorse per poterlo fare. Superare la povertà non è un gesto di carità. È un atto di giustizia. È la tutela di un diritto umano fondamentale, il diritto alla dignità e a una vita “decente”. E nessun economista serio può addurre ragioni economiche per dire che la povertà non può essere sradicata.

Se questo è il presupposto di partenza, l’approccio degli OBM:
• rappresenta una sorta di abdicazione rispetto al principio del diritto alla vita per tutti gli esseri viventi. Ponendo come obiettivo il dimezzamento della povertà, implicitamente gli OBM certificano da una parte l’abbandono di un principio di giustizia sociale a livello planetario e dall’altra l’accettazione della povertà e dell’esclusione sociale come condizioni strutturali, come fatto naturale.
• tale approccio per altro non rappresenta un ripensamento del concetto e delle politiche di sviluppo. Anzi, al contrario, gli OBM ne acuiscono alcuni limiti proponendo un linguaggio centrato su indici quantitativi e monetari focalizzato sulle condizioni del Sud del pianeta (e non sulle cause strutturali della povertà).

Vi sono poi dei limiti di carattere procedurale.
• Il primo punto riguarda le dinamiche attraverso le quali gli OBM sono stati individuati e sanciti ufficialmente. Vi è stato un sostanziale mancato coinvolgimento della società civile, e in particolare delle ONG, nella discussione che ha condotto alla selezione degli Obiettivi. Un simile metodo indebolisce fortemente la responsabilità e il protagonismo della società civile, soprattutto di quella del Sud del mondo, rispetto agli obiettivi individuati (con seguente sensazione di imposizione dall’alto).
• Un secondo rischio riguarda la possibilità di assistere ad operazioni di “window dressing” (letteralmente “allestimento di vetrine”); il carattere multisettoriale degli OBM fa si che tutti possano attribuire elementi di uno o dell’altro obiettivo ad un lavoro già intrapreso o, al contrario, mascherare ogni intervento o strategia come rientrante nel loro ambito. In sintesi, si rischia che vi sia solamente un cambiamento di linguaggio (e di approccio alla povertà e allo sviluppo), ma non di sostanza, nelle politiche.

Altri limiti sono invece di carattere sostanziale:
• gli OBM non sono formulati nel linguaggio dei diritti umani.
• la loro selettività, parzialità e univocità è incompatibile con l’affermazione universalistica implicita nei diritti umani.
• la concezione di sviluppo veicolata dagli OBM è ancora troppo legata alla sola dimensione economica.
• vi è una sostanziale mancanza di attenzione ai processi e alle politiche attraverso i quali gli OBM vengono perseguiti. Ciò si traduce in una assenza di distinzione tra buone e cattive prassi; in una mancata partecipazione delle popolazioni coinvolte alle modalità da attuare per il loro raggiungimento; nell’assenza di elementi qualitativi, accanto a quelli quantitativi, nell’individuazione degli OBM stessi.

Infine, vi sono limiti riguardanti aspetti specifici, in particolare:
• OBM e questione di genere (limitata solo all’aspetto dell’educazione);
• OBM e cooperazione. L’obiettivo 8, che rappresenta uno degli elementi chiave per la realizzazione dell’intero impianto degli OBM, è quello i cui traguardi e indicatori sono non solo i meno ambiziosi, ma anche i più vaghi e meno stringenti rispetto a quelli relativi ai precedenti sette. Sono pochi, infatti, gli impegni concretamente misurabili e verificabili. Ulteriori elementi di criticità riguardano, poi, i singoli aspetti contenuti nel MDG 8: la questione dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) è considerata essenzialmente sotto l’aspetto quantitativo, mentre mancano impegni riguardanti la stabilità e l’efficacia dell’aiuto; il problema del debito è affrontato esclusivamente nell’ottica dell’iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries), non considerando ulteriori possibilità di revisione o di miglioramento di tale iniziativa; la questione delle forme di finanziamento per lo sviluppo alternative e/o complementari all’APS non è presa in considerazione; per ciò che riguarda l’accesso ai mercati, mancano impegni concreti sulla questione delle tariffe e dei sussidi, mentre alcuni grandi temi (come i diritti di proprietà intellettuale o la privatizzazione dei servizi) non sono menzionati.



Posizione della Piattaforma EaS

Premessa
Gli OBM rappresentano senza dubbio una cornice di riferimento all’interno della quale poter sviluppare le tematiche e i contenuti tradizionali dell’educazione allo sviluppo. I temi che essi trattano sono da sempre tra quelli che le ONG e gli operatori EaS affrontano nella loro azione quotidiana. Ecco perché riteniamo indispensabile lavorare sugli OBM e non per gli OBM..
Temiamo infatti che l’approccio al tema della povertà e dello sviluppo da parte degli OBM rischi di legittimare implicitamente l’esistenza della povertà, di accettarla come dato di fatto non eliminabile. Ad esempio, porsi come obiettivo il dimezzamento e non l’eliminazione della povertà significa da una parte l’accettazione di tale povertà e, paradossalmente, dall’altra la giustificazione al mancato raggiungimento dell’obiettivo minimo del dimezzamento della povertà.

Nella nostra azione educativa è invece fondamentale e prioritario il tema della lotta alla povertà come obiettivo possibile e realistico da raggiungere.
Nella comunicazione, così come nelle attività didattico-educative e in quelle di policy e advocacy deve passare il concetto, già ribadito, che la povertà non è un incidente della storia, non è un fatto naturale ma frutto di politiche e scelte dell’uomo e quindi, come tale, sradicabile. Superare la povertà è atto di giustizia, tutela dei diritti umani, riconoscimento della libertà e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani e necessita il riconoscimento di una responsabilità individuale e collettiva.


Posi(A)zioni
Per agire a livello educativo e comunicativo affermiamo una serie di posizioni/azioni condivise:
1. Restituire un senso alto alle parole. Si tratta di una questione terminologica e insieme culturale. Avvertiamo la necessità di fondare e perseguire una nuova pedagogia della responsabilità individuale tra diritti e doveri, un nuovo punto di vista capace di ri/costruire un mondo in cui ri/acquistino dignità e valore parole e quindi condizioni e situazioni (come povertà, ricchezza, ingiustizia, libertà, responsabilità, esclusione, previsione, aspettativa e speranza, cooperazione, educazione, istruzione, salute, protezione …), che nella descrizione degli OBM risultano inaridite.
2. Porre al centro la definizione di “povertà” con le sue cause, le dinamiche, le implicazioni, le conseguenze (ciò significa anche che gli OBM sono solo un punto di partenza per una riflessione più ampia sulle tematiche specifiche dello sviluppo e della povertà);
3. Ricerca e riconoscimento delle dinamiche che creano gli squilibri. Dobbiamo analizzare cause ed effetti di povertà e ricchezza e proporre percorsi per smantellare e rinnovare il meccanismo che crea gli squilibri, che genera le situazioni di povertà. Occorre metter l’accento su alcuni nodi così sintetizzabili: l’attuale sistema liberistico (che è il problema non la soluzione):
la mercificazione dei beni comuni;
la finanziarizzazione dell’economia;
L’insostenibilità del consumo individuale e collettivo di risorse del nostro modello di sviluppo.
4. Valorizzare la specificità delle organizzazioni di solidarietà e cooperazione internazionale (le ONG), la loro capacità di costruire ponti, di produrre intercultura, di far sentire la voce di chi subisce gli squilibri, di educare allo sviluppo e alla mondialità. L’azione delle ONG, per essere veramente incisiva, deve mescolarsi con le azioni degli altri soggetti politici attivi nei vari territori, al nord e al sud. Le ONG devono fare politica sulle questioni presenti e sentite nel contesto territoriale in cui lavorano, e su quel territorio costruire alleanze con altri soggetti. In questa azione comune il raggiungimento degli OBM costituisce un impegno, peraltro di scarsa entità, a cui i governi non possono sottrarsi e che le ONG devono tenere sotto controllo e anzi cercare di ampliare.


Ruolo politico

La nostra azione educativa deve avere sempre una valenza di carattere “politico”: creare luoghi e momenti per aprire nuovi scenari (o altri scenari), richiamare alle responsabilità individuali e collettive, proporre azioni per il cambiamento. Gli OBM costituiscono un’occasione per le ONG di riconquistare legittimità e ruolo politico; ci offrono l’occasione di elaborare ed esprimere un pensiero politico alto capace di rispondere agli eventi.

Priorità tematiche di grande valenza “politica” nella nostra azione educativa sono senza dubbio:
• l’equo accesso alle risorse
• l’accesso alle libertà individuali
• la garanzia dei diritti umani
• la possibilità per tutti di scegliere e di determinare la propria vita, individuale e collettiva


Educare/comunicare gli OBM

Gli argomenti e le tematiche legate agli OBM devono essere necessariamente riposizionate in una griglia interpretativa che ne evidenzi la parzialità teorica originata da un punto di vista “eurocentrico” o comunque condizionato da criteri valutativi propri di una concezione dello sviluppo legata a modelli teorici estranei ai Paesi del Sud del mondo.
Queste considerazioni richiedono, di conseguenza, una nuova valutazione della validità di indicatori statistici e di definizioni comunemente utilizzate nella pratica EaS.

Ciò si traduce nella necessità di modulare il messaggio sui destinatari.
Per identificare meglio i destinatari a cui vogliamo comunicare e soprattutto con cui vogliamo costruire alleanze e partnership in Italia, proponiamo una griglia su cui riflettere prima di articolare i messaggi, in cui minore è il grado di consapevolezza dei destinatari, maggiore dovrà essere l’enfasi sull’ importanza dell’impegno preso dai Capi di stato con gli OBM e dell’impegno sinergico delle due campagne (No excuse e GCAP). Di contro, maggiore è il grado di conoscenza e specializzazione nel campo della cooperazione internazionale, maggiore dovrà essere l’impegno ad argomentare sulle criticità che l’approccio OBM delineato dall’ONU porta con se.


In una logica attenta al posizionamento dell’educatore rispetto ai fruitori dell’intervento di EaS va sottolineata la centralità dei destinatari del messaggio e il loro protagonismo all’interno della pratica EaS.
Per il raggiungimento di questo obiettivo vi è la necessità di una costante pratica di coinvolgimento nella partecipazione attiva dei destinatari, anche nelle fasi di progettazione degli strumenti educativi e dei loro tempi e modalità di attuazione. In questo contesto assumono particolare rilievo la capacità di valorizzare l’esperienza personale del soggetto, attraverso un ascolto attivo delle testimonianze e delle memorie personali attivate dalla proposta di riflessione sugli OBM. Un uso attento del linguaggio espositivo che tenga conto di codici narrativi basati su concetti di cooperazione e che stimoli la capacità di critica verso i temi esposti, anche instillando dubbi e perplessità, dovrebbe tendere ad un incremento di empatia e senso di vicinanza nei confronti dei temi dello sviluppo da parte dei destinatari dei programmi EaS.

Pur se il mondo della scuola (studenti ed insegnanti) rimane un target prioritario, si propone una riflessione sulla possibilità di operare una nuova lettura del territorio al fine di estendere le pratiche di EaS al di fuori dei luoghi ad essa primariamente deputati, cercando un incontro sia con le comunità locali sia con gli enti e le istituzioni operanti sul territorio interessato, avendo come obiettivo un maggior impatto del messaggio educativo e la responsabilizzazione verso la comunità e i suoi valori aggregativi.

Altrettanto importanti sono le modalità poste in essere per “comunicare” gli OBM. Il focus principale deve essere sul destinatario, attraverso una specifica attenzione nel considerare le diversità e nell’utilizzare codici linguistici adatti e metodologie partecipative.
Sin dalla progettazione dell’intervento è necessario coinvolgere i destinatari (approccio partecipativo).
Obiettivo determinate è il raggiungimento di una relazione empatica attraverso la narrazione valorizzante delle esperienze del Sud e, allo stesso tempo, la promozione del protagonismo dei ragazzi e l’ascolto delle loro testimonianze e memorie personali.
Altro punto fondamentale è l’utilizzo della "provocazione", come approccio educativo fondato non sulla trasmissione di certezze quanto piuttosto sul porre interrogativi, dubbi e stimolando la riflessione critica.

Dove possibile, le ONG devono svolgere un ruolo di facilitatori, attraverso
o la creazione di occasioni di contatto tra realtà omologhe del Nord e del Sud (scuole, operatori della Sanità, Università, associazioni giovanili)
o l’identificazione delle azioni di lotta alla povertà che possono essere svolte dalle persone e dalle organizzazioni “target”, nell’ambito del loro ruolo sociale
o l’utilizzo della Dichiarazione del Millennio come sfondo per delineare l’impegno politico di tutti gli Stati, su cui impegnarsi per la lobbying politica
o infine, facendo conoscere buone prassi “di successo” in Italia, che abbiano visto mobilitati interi Comuni o scuole o associazioni professionali (es. Coldiretti, giornalisti), fuori dai soliti “club” della solidarietà internazionale.

Segnaliamo
Cari operatori EAS

vi confermiamo che la data del seminario auto-formativo della Piattaforma EaS è confermata per i giorni 22 e 23 novembre
..continua

 
Assemblea Elettiva della Piattaforma.
L'assemblea è indetta per Giovedì 1 marzo, a Roma, alle 12
c/o il Centro Documentazione CIES, via delle Carine 4

 
Documento di analisi e critica sugli obiettivi del millennio delle 16 ONG aderenti al progetto “Obiettivi del millennio e cooperazione decentrata”
 
Link
Ministero Affari Esteri
Europeaid
DEEEP
Centro Nord-Sud del Consiglio d'Europa
Cem Mondialità
MISNA
Unimondo
Peacelink
Indire
ERS
APC

 

 

scrivici   ONG.IT